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LA STORIA

Il paese fu fondato nell’alto Medioevo e, come riporta una pergamena del  1032, apparteneva ai Conti di Venafro, i quali in seguito lo donarono all’ Abbazia di Monteccassino.
I paesi di Acquafondata, Casalcassinese e Viticuso comparvero dopo l’anno Mille quando già era in atto la forte rinascita del cenobio cassinese che rivendicava il possesso della zona. Probabilmente un primo insediamento venne creato nel 1003 sul monte Sant’Antonino, con la costruzione di una chiesa e di una casa. L’opera dei monaci Benedettini inizia con l’atto di donazione del Castello da parte del conte Ugo Morino all’abate Oderisio I (1089). Il piano di disboscamento, messa a coltura e popolamento della zona voluto dai monaci Benedettini, favorito dal tranquillo periodo storico che l’Italia meridionale godeva in quel periodo grazie alla politica del conte Roberto il “Guiscardo” e del principe Riccardo di Capua, donò al Centro un lungo periodo di tranquillità. Intorno al 1017, il conte di Venafro edificò i tre castelli dei villaggi, contrastato dai monaci che tra il 1088 e il 1089 finirono per acquisirne la piena signoria. Montecassino incrementò il popolamento dell’area per replica uhren mezzo di coloni provenienti dalla Marsica, dall’Abruzzo e dal Molise, e si giunse così alla costituzione dei comuni rurali. Tutto il territorio di Acquafondata era demanio dell’abbazia cassinese e i terreni venivano concessi con un contratto livellare per ventinove anni in cambio di un canone, di donativi e servizi. Con il 1107, a causa delle incursioni armate  del Conte di Aquino, gli abitanti del Centro, su ordine dell’abate Ottone, abbandonarono le case sparse per le campagne e si riunirono nel Castello. Nacque il primo nucleo urbano della Comunità di Acquafondata.
La popolazione, salvata dalle incursioni armate del Conte di Aquino grazie all’opera coercitoria dell’Abate, fu distrutta dal tremendo terremoto del 1231, proprio perchè chiusa tra le mura del Castello nel nucleo urbano, che  rase completamente al suolo tutto il nucleo abitativo. Nella seconda metà del XIII sec., grazie all’Abate Bernardo I Aygliero, il Centro tornò a rifiorire, nonostante l’applicazione delle procedure impositive dell’Inquisizione, volute dall’Abate (nona, decima, quindicesima…) divenendo una fortezza importante da un punto di vista strategico ed economico. Nel corso delle lunghe guerre tra Angioini ed Angioini Durazzo e tra Angioini e Aragonesi con famosi capitani di ventura come Braccio da Montone e condottieri come Muzio Attendolo Sforza ed i reparti armati di Giovanna II d’Angiò per il possesso del Regno di Napoli, Acquafondata e Viticuso con alterne vicende rappresentarono i capisaldi delle lotte. Nei periodi della Rivoluzione francese e Napoleonico subì vari saccheggi e devastazioni. Anni di durissimo lavoro che videro il borgo progredire molto lentamente: nel Settecento il paese contava poco più di 400 abitanti compresa Casalcassinese. La situazione della zona venne poi complicandosi quando la rivoluzione francese e il periodo napoleonico aggiunsero violenza a violenza e miseria a miseria.
Per Regio Decreto di G. Murat, succeduto al trono di Napoli a Giuseppe Bonaparte, divenuto re di Spagna, la comunità di Acquafondata diventa parte del nuovo Comune di Viticuso-Acquafondata-Casalcassinese, perdendo la propria autonomia e tale resterà anche dopo la restaurazione dei Borboni nel 1814 fino all’annessione nel Regno di Napoli.
Un solo Comune, appartenente alla Campania, unisce Acquafondata, Viticuso e Casalcassinese con sede municipale prima nell’uno, poi nell’altro centro per il parere del Consiglio Provinciale di Caserta.
Quando la piazzaforte di Gaeta cadde (13.2.1861) ed il re delle due Sicilie Francesco II si rifugiò a Roma nella zona tra Gaeta e le Mainarde si diffuse il brigantaggio. Erano disertori, fuggiaschi dell’esercito napoletano e fuoriusciti. Si sparsero per le campagne. Intorno a loro nacquero leggende di ferocia, coraggio ed audacia. Ed ecco le bande di Chiavone a Sora, di Calamattei a S. Elia, di Cristoforo Valente a Cervaro, del cap. Domenico Fuoco ad Acquafondata, Viticuso Cardito e Picinisco, di Francesco Di Meo di Casalcassinese. Insieme a loro le loro donne, le “Brigantesse per amore”. Donne con vita di stenti e sofferenza. Dopo il 1860, con l’Unità d’Italia, nel suo territorio fu luogo di eventi legati al brigantaggio (da ricordare il brigante Domenico Fuoco). 
Grazie alla richiesta del distacco dal nuovo Comune da parte di Viticuso,nel 1902 Viticuso recuperò l’autonomia amministrativa mentre Casalcassinese rimase legato ad Acquafondata che dal 1927 fu incluso nella provincia di Frosinone. Acquafondata tornò ad essere Comunità autonoma, con legge n.254 del 26.06.1902.
Nel 1944 il paese venne quasi distrutto. A ricordo delle azioni militari, reduci francesi e polacchi, rispettivamente, hanno innalzato monumenti alla memoria dei loro caduti. La liberazione di Acquafondata avvenne il 12 gennaio 1944. Acquafondata ha ottenuto la Medaglia di Bronzo al Merito Civile con la seguente motivazione: “Piccolo comune montano, occupato dall’esercito tedesco a bloccare l’avanzata alleata, subì rastrellamenti e razzie da parte delle truppe naziste e violenti bombardamenti che provocarono numerose vittime civili e la quasi totale distruzione dell’abitato. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio". Acquafondata (FR), 1943-1945
 
LUOGHI DA VISITARE
 
Borgo di Acquafondata e resti del castello
 
Ad Acquafondata si può ancora scorgere il nucleo originale medievale ovvero parte del tracciato delle mura, una torre (visibili oggi su via Fontana) e la porta di ingresso (visibile nella piazzetta chiamata La Porta) della fortezza costruita dai conti di Venafro nella contesa con l’abbazia di Montecassino sul territorio di Acquafondata. Secondo fonti storiche infatti il castello fu edificato nel 1018, quando i conti di Venafro invasero i territori dell’Abbazia; fu abbattuto, tuttavia, pochi anni dopo dai soldati Normanni, inviati contro gli usurpatori venafrani dall’abate Atenolfo (1011-1022), ma risulta nuovamente edificato nel 1031, ad opera degli stessi conti di Venafro.
Con il passare dei secoli Acquafondata si allargò un poco oltre quelle mura tanto che, benchè piccola, si delineano i rioni di San Rocco, di Santa Margherita e della via Chiana e così le stalle per gli animali che prima erano appena sotto le mura vengono spostate un po’ più a valle nell’area chiamata in dialetto “le pagliare”. Per i paesani i toponimi che oggi indicano i confini dell’abitato lungo la strada provinciale sono, a monte, “il miglio” e, a valle, “il girone”. Oltre il miglio si esce dal paese per raggiungere il cimitero o la chiesa della Madonna del Carmine, mentre oltre il girone si scende a valle per raggiungere le strutture sportive comunali o per andare verso la frazione di Casalcassinese.
 
Chiesa patronale “San Giovanni Battista”
 
Situata nel centro storico del paese nel “Rione Chiesa”. La sua costruzione risale al 1182. La festa del patrono di Acquafondata S. Giovanni Battista si festeggia  il 29 agosto rappresentando un riferimento importante per il paese. La struttura della Chiesa, risalente al XI secolo, si presenta con pianta a croce latina con una navata principale e due laterali. Quest’ultime sorrette da ampi archi quasi a formare delle cappelle comunicanti tra loro. Nell’area absidale, chiusa da una balaustra, campeggia un altare marmoreo dalle linee semplici e pulite. Nella navata laterale sinistra spicca il grande crocifisso di legno, opera scultorea di grande pregio. Il portale di legno si inserisce direttamente nella torre dell’orologio che scandisce  il suono delle campane ogni quarto d’ora. L’imponente campanile domina il paese ed è il manufatto più alto del borgo. La Chiesa è stata restaurata più volte nel corso dei secoli.
 
Chiesa di San Rocco
 
Situata nel centro storico del paese nel “Rione La Porta”. Fu costruita nel 1682. Ogni anno, e precisamente, il 16 agosto  ad Acquafondata si celebra la festa di S. Rocco nella chiesetta seicentesca a lui dedicata  ubicata nel rione “La Porta”. Si onora la festa di S. Rocco con una messa celebrata nella chiesetta ed una solenne processione nelle vie del paese. La conclusione della festa si realizza nella serata con  eventi eno-gastronomici, culturali e di spettacolo, rigorosamente legati alla tradizione organizzati dagli abitanti del rione.
Questa Chiesa è dedicata ad un nobile religioso francese che dopo aver donato tutti i suoi tesori ai poveri iniziò un viaggio da solo per dedicarsi ai malati di peste.Fu colpito dalla peste lui stesso ma riuscì a guarire grazie alle cure di un nobile.
 
 
 
 
Chiesa della Madonna del Carmine
 
La Cappella è situata fuori dal paese a circa 1 km. Importante luogo di culto  la chiesa della Madonna del Carmine è rinomata e conosciuta per l’antica credenza popolare  di un’apparizione ad una contadina del paese, intenta al lavoro dei campi, della Madonna del Carmine. Era il 16 luglio. La Cappella fu eretta in suo onore nel 1481.
Si porta la statua della Madonna del Carmelo dalla Chiesa madre di S. Giovanni Battista alla Cappella  della Madonna del Carmelo ad 1 km. dal paese. Le donne del paese a turno portano in salita la statua della Madonna.
 
“Ex Chiesa di S. Maria”
 
lLa chiesetta è situata fuori dal paese nei pressi della statua di Padre Pio e del Vivaio comunale. Leggendaria è la figura del “beato” frate francescano Frà Domenico De Filippis alla quale è stata legata la chiesa di Santa Maria, meritevole di essere innalzato alla gloria di “Servo di Dio”. Narra la leggenda che il frate, quando era un umilissimo contadino, lasciava spesso il lavoro dei campi per rolex replica ritirarsi in preghiera presso il luogo dove oggi è la struttura,  della ex Chiesa di S. Maria. Mentre lui pregava i suoi buoi continuavano a lavorare con l’aratro tracciando solchi nella terra. A tutto questo prodigio assistette un religioso questuante che spinse il contadino ad abbracciare la vita religiosa.
 
Lavatoio comunale “Monumento alla lavandaia”
 
L’antico lavatoio di Acquafondata ha un indubbio significato simbolico come testimonianza delle tradizioni e della cultura del territorio. Il lavatoio di Acquafondata è il ”miglior ricordo” ed è il “monumento”  alla fatica ed alla tenacia delle donne del paese.