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LA STORIA

Dal Catalogo normanno dei baroni sappiamo Actenulfo e sua moglie Landenalsi alla metà del XII secolo tenevano in feudo, per conto proprio, Filignano, che allora si chiamava Fondellano.
Ma le notizie dell’esistenza di Filignano sono ancora più antiche e, come al solito, le ricaviamo dal Chronicon Vulturnense in un documento del luglio 962, a proposito della scomparsa chiesa di S. Eleuterio all’epoca dell’abate Paolo: de alia parte fine Fundiliano, ubi edificata est ipsa ecclesia Sancti Eleutherii, cella nostri monasterii. Poche le notizie feudali. Alla fine del Quattrocento apparteneva, insieme a Cerasuolo, ai Pandone di Venafro. Poi, dopo la condanna di Errico Pandone alla decapitazione, passò a Girolamo Pellegrino nel 1528 e da questi al genero Cesare Scaglione che la cedette nel 1538 a Giovan Vincenzo Sanfelice. Alla metà del Seicento apparteneva ai Montaquila che lo vendettero ai Caracciolo di Miranda i quali lo tennero in feudo fino all’eversione della feudalità.
A seguito dell'Unità d'Italia anche a Filignano fu attivo il brigantaggio postunitario, l'area divenne teatro di grassazioni ed eccidi, perpetrati dalla banda Fuoco, di conflitti a fuoco con la Guardia Nazionale e di esecuzioni sommarie ordinate dagli ufficiali dell'esercito che conducevano la repressione; alcune bande dei briganti rimasero attive nell'area anche dopo la soppressione della legge Pica.
Il 22 agosto 1866 carabinieri, Guardia Nazionale e funzionari di Pubblica sicurezza grazie a una delazione, distrussero vicino Filignano la banda di Francesco di Meo collegata a quella di Domenico Fuoco, per l'azione il delegato di P.S. Antonio Cerimele ricevette una medaglia di argento. Pochi mesi dopo, il 22 novembre, una pattuglia della guardia Nazionale di Filignano si scontrò con le bande riunite di Domenico Fuoco e "Cannone" forti di circa 60 uomini, i briganti proseguendo nella scorreria, raggiunsero Casal Cassinese ove uccisero un ufficiale e un sergente del locale distaccamento di fanteria, e venendo quindi attaccati dal drappello di Filignano rinforzato da alcuni carabinieri, da un delegato P.S. e da soldati del 39º fanteria, che costrinsero la banda a disperdersi. A seguito degli scontri coi briganti 18 persone tra carabinieri, militi della Guardia Nazionale di Filignano e civili, tra cui un sacerdote, furono premiati dal Ministero dell'Interno con la menzione onorevole (poi medaglia di bronzo al valore civile).
Nel 1882 il comune si accrebbe per l'aggregazione della frazione di Cerasuolo che fino a quel momento aveva fatto parte del comune di Rocchetta; cominciavano, intanto, le forti emorragie migratorie verso le Americhe, prima, e il centro Europa, poi. Nell'autunno del 1943, durante la campagna d'Italia, l'esercito tedesco era attestato su una linea difensiva naturale che andava da Minturno ad Ortona seguendo il corso dei fiumi Garigliano, Volturno e Sangro, attraversando in pieno il territorio molisano. I tedeschi avevano dato il nome di linea Gustav a tale linea di fortificazione naturale che si appoggiava ad una serie di quote presenti nel territorio: Montecassino, Monte Sammucro, Monte Pantano, Monte Marrone. Fu proprio Monte Pantano, una di queste quote, ad essere investita da violenti e sanguinosi combattimenti per la sua conquista. A Filignano era schierata, tra il novembre 1943 e gennaio 1944, la 305ª e la 44ª divisione di fanteria tedesca, fronteggiata dalla 34ª e la 45ª divisione di fanteria americana e la 2ª divisione di fanteria marocchina. Monte Pantano fu investita da violenti e sanguinosi combattimenti per la sua conquista. Filignano e le sue frazioni di Lagoni, Mastrogiovanni e Cerasuolo pagarono un grande tributo con la morte di molti civili ed estese distruzioni. La battaglia di monte Pantano si svolse dal 29 novembre al 9 dicembre del 1943.
 
LUOGHI DA VISITARE

Tre sono le chiese principali presenti nel Comune di Filignano. La chiesa parrocchiale di Cerasuolo intitolata a san Pasquale Baylon (protettore delle donne), imponente nelle dimensioni, fu voluta dall'ultimo feudatario di Cerasuolo, il duca Pasquale Marotta, deceduto nel 1884. La costruzione dell'edificio fu iniziata alla fine del XIX secolo, ma ultimata solo trent'anni dopo. Parzialmente distrutta dal secondo conflitto mondiale, fu completamente restaurata grazie alla sollecitudine dell'allora abate di Montecassino, Gregorio Diamare. La chiesa madre di Filignano, intitolata all'Immacolata concezione, fu edificata per volontà della Duchessa di Miranda, con atto notarile del 1757. La Chiesa SS. Crocifisso in Selvone (dal lat. Magna Silva, grande selva) che si erge nel punto più alto del centro storico, e la sua costruzione risale allo stesso periodo nel quale fu edificata la chiesa di Filignano (XVIII sec.).
 
Museo Combat Road:  un museo storico-militare dedicato agli eventi della II guerra mondiale.
 
I muri a secco: muriccioli in pietra a secco connotano in modo evidente il paesaggio di Filignano. Le "macere", costruite fin dal Medioevo da molte generazioni di uomini con i sassi estratti nell'opera di dissodamento dei campi, terrazzavano intere montagne recuperando i pendii alla coltivazione. Essi svolgono, tra l'altro, un'importante funzione di protezione idrogeologica.
 
Le Pagliare: antiche manifatture in pietra chiamate dal popolo locale "pagliar" simili ai Thòlos o ricoveri pastorali Sono capanne di pietra montata a secco, di forma tronco conica culminanti in volte mirabilmente intessute. La tecnica costruttiva è antichissima.