martedì, 20 gennaio 2026

LA STORIA

Situata nella parte più a nord del territorio della provincia di Caserta, posta alle falde meridionali del versante campano del Massiccio del Matese, è dominata da tre monti: Cila, Terrazza di Castello e Muto, con l’abitato che si estende alla confluenza di tre valloni, Val Paterno, Val di Cila e Valle Torano. Il nome dell’abitato è dovuto alla geografia “pedes de monte” poiché si trova ai piedi del massiccio del Matese, accanto alla rupe dove sorge il “Palazzo Ducale”. Le tracce del più antico insediamento umano nel territorio piedimontese sono riconducibili all’età del bronzo ed all’età del ferro. Nasce come villaggio arroccato sul Monte Cila e difeso da mura megalitiche risalenti al VII-VI secolo a. C. Con la conquista romana del Sannio le popolazioni sconfitte abbandonarono le fortezze sui monti e si spostarono nelle sottostanti pianure per farvi ritorno, a causa delle invasioni saracene dell’VIII e IX secolo, edificando a volte sulle precedenti fortificazioni sannitiche. Fondata nel IX secolo la contea longobarda di Alife, Piedimonte vi fece parte, ma con la venuta dei Normanni e il conseguente feudalesimo i territori meridionali si frazionarono e nella seconda metà del secolo XI si ha la fine di ogni dipendenza di Piedimonte da Alife diventando una “Terra”. Corpo della “Terra” era l’abitato pedemontano ristretto all’attuale borgo di San Giovanni. L’antico borgo fortificato conserva ancora oggi intatta la struttura urbana medioevale, dove il Palazzo Ducale si affaccia sulla pianura sottostante. Nella seconda metà del 1300, il feudo della “Terra” di “Pedemonte” sarà governato, a seguito di diverse ed intrecciate vicende, dalla colta Sveva Sanseverino, moglie di Giacomo II Gaetani Dell’Aquila, che diede grande impulso culturale ed artistico a Piedimonte Matese nel 1400. Nota nella storia del territorio piedimontese, sia per essere pronipote del filosofo domenicano Tommaso d’Aquino, canonizzato nel 1323 dalla Chiesa Cattolica, sia per aver fatto costruire nel 1414 poco più a valle della località “San Giovanni” ai piedi del Castello, una chiesa ed un monastero dedicato al suo illustre antenato.

Il feudo di Piedimonte passò dunque dai Della Leonessa in età angioina, ai Gaetani d’Aragona nel 1383 che lo possedettero fino al 1806, anno dell’eversione della feudalità nel Regno di Napoli. Nel 1816 Piedimonte divenne Capoluogo di Distretto e nel 1841 sottointendenza borbonica. Proprio nel 1841, su invito degli Egg, si recò in città Ferdinando II delle Due Sicilie, visitò la grande azienda tessile e si fermò poi nel palazzo ducale per pranzare con il vecchio conte Onorato Gaetani. Nel 1860 il territorio pedemontano fu teatro di importanti scontri tra borbonici e garibaldini e con la costituzione della Legione del Matese, i Liberali combatterono a fianco dei garibaldini. Con l’unità d’Italia, Piedimonte, a seguito della creazione della Provincia di Benevento, perse la sua importanza amministrativa ed il Circondario che nacque risultò diviso in tre mandamenti: Piedimonte, Caiazzo, Capriati. Le conseguenze economiche furono disastrose, mentre negli anni precedenti, grazie alle sue industrie, era il centro più importante dell’intera zona, nell’Italia unita divenne un piccolo centro, simile a tanti altri. Nella prima metà del XX secolo, conservò il suo ruolo economico grazie alla ferrovia Napoli – Piedimonte, iniziata nel 1900 e inaugurata nel 1914, al Cotonificio Egg e alla centrale idroelettrica, costruita all’inizio degli anni Venti sfruttando le acque del lago Matese. Nei mesi di settembre e ottobre del 1943, visse i momenti più drammatici dell’azione distruttrice dei tedeschi in ritirata, subendo un colpo fatale da cui solo lentamente si risollevò.

LUOGHI DA VISITARE

Il Palazzo Ducale è collocato lungo l’antica via per il Matese ed in posizione dominante rispetto alla pianura alifana, il Palazzo Ducale ebbe origine intorno all’XI sec. probabilmente nello stesso luogo dove sorgeva una fortificazione normanna con tre torri a protezione del primo insediamento dell’allora cittadella di Piedimonte Matese. Nell’arco dei secoli furono apportate varie modifiche, ammodernamenti ed ampliamenti a seconda del periodo e delle mode architettoniche ma soprattutto sociali del tempo; tra il XIV ed il XV sec. fu apportata una prima modifica tutt’ora visibile con il nuovo portale, che affaccia verso Largo S. Maria Vecchia, in stile durazzesco-catalano e simbolo della moda architettonica rinascimentale meridionale. Dopo l’incendio del 1504 ai lavori di ripristino si aggiunsero degli ammodernamenti secondo la moda del tempo; un chiaro esempio è il portico con la monumentale scala in pietra che conduce nel cortile delle Aquile su cui rimane in vista lo stemma araldico dei Gaetani Dell’Aquila D’Aragona. A dimostrazione della sempre più crescente importanza sociale dei Duchi d’Aragona, fu creato un secondo piano ed allestito un nuovo salone per le feste a testimonianza della frequentazione dell’elite culturale ed economica del Regno. Adeguato alla moda dell’epoca, fu impreziosito con affreschi e dipinti ed i soffitti decorati con scene mitologiche. Una volta terminati i lavori il palazzo divenne un vero e proprio centro di richiamo per i migliori esponenti della cultura e della musica. 

 

Il Museo Civico MuCiRaMa, acronimo di Museo Civico Raffaele Marrocco, è ospitato in un antico complesso domenicano risalente alla fine del Trecento. L’edificio fu voluto da Sveva Sanseverino, discendente di San Tommaso d’Aquino, con l’intento di inserirlo armoniosamente nel contesto urbano e favorire la presenza attiva dei Domenicani nella vita cittadina. Nel corso della sua lunga storia, il convento ha cambiato più volte funzione. Dopo la soppressione del monastero nel 1809, fu trasformato in sede borbonica, poi in sottoprefettura durante il Regno d’Italia, e infine, nel 1905, divenne un edificio scolastico. Una parte della struttura fu destinata al Museo Alifano, che nel 1926 assunse il nome attuale in omaggio al suo fondatore, Raffaele Marrocco, figura di spicco nella cultura locale e appassionato di archeologia. Marrocco, nominato ispettore onorario dei monumenti nel 1912, contribuì in modo decisivo all’arricchimento delle collezioni museali, che nel 1927 trovarono sede definitiva nell’ex convento del Santissimo Salvatore. Nel 1953, il museo si ampliò con una sala lapidaria e una biblioteca dedicata agli autori locali, la Bibliotheca Scriptorum loci. Dopo un lungo periodo di chiusura, il museo ha riaperto le sue porte nel 2013, e l’anno successivo ha ospitato la mostra archeologica Gens fortissima Italiae, dedicata ai Sanniti, affiancata da un’esposizione permanente che ripercorre la storia italiana dal Risorgimento alla Seconda Guerra Mondiale, secondo la visione originaria di Marrocco.

 

La biblioteca comunale “Aurora Sanseverino” intitolata alla principessa e poetessa arcadica, aperta al pubblico negli anni Novanta in Via Caruso, dal 2022 ha sede insieme al Museo civico in Largo San Domenico. Nel meraviglioso centro storico cittadino, presso il complesso monumentale di San Tommaso d’Aquino, una superficie complessiva di circa 700 mq, rappresenta il luogo ideale per lo svolgimento di attività culturali, musicali e sociali, un vero e proprio servizio offerto alla città e ai suoi cittadini, in collaborazione con Associazioni e altre Istituzioni del territorio.