ELENCO :: I BORGHI :: CALABRIA :: CIVITA
lunedì, 08 settembre 2025

LA STORIA

Dolcemente adagiata sulle propaggini orientali del Pollino, sorge il piccolo borgo di Civita, immersa in paesaggi mozzafiato e fiabeschi scenari modellati dalla natura nel corso dei millenni, riserve verdi di sentieri e di acque limpide che scorrono dal torrente Raganello, in cui si trova il meraviglioso canyon, siti archeologici, dove si possono udire echi lontani di una variegata cultura, che ha visto il susseguirsi nel corso dei secoli, di Greci, Romani, Bizantini, Saraceni e infine Albanesi.
Per la sua collocazione geotopografica e per la morfologia del suo territorio possiede bellezze uniche ed irrepetibili, oggi meta di numerosi turisti.
Il piccolo borgo che oggi conta meno di 1000 abitanti sembra essere sorto intorno all’anno 1000, ad opera di un gruppo di Cassanesi sfuggiti alle incursioni dei saraceni. Denominato Castrum Sancti Salvatoris in età medievale,nel 1456 fu distrutta da un violento sisma, ci pensarono gli albanesi sfuggiti al giogo turco,a ridare vita al piccolo centro nel 1471. Nulla sappiamo del precedente agglomerato, se non di un rudere di una cappella dedicata al Santissimo Salvatore.
Stando alle testimonianze di Zangari, Dorsa, Rodotà, Scura e dell’illustre concittadino Serafino Basta, poiché è difficile precisare in quale anno furono stesi i capitoli di fondazione di Civita, gli albanesi pare siano giunti tra il 1470 e il 1492 epoca in cui si ebbe il più grande esodo dall’Albania e si stanziarono per lo più nella provincia di Cosenza. Gli stessi paesi vicini stesero i loro capitoli di fondazione con duchi e baroni locali, sempre secondo le testimonianze, Civita pare abbia stipulato i suoi capitoli tra il 1492-95, per 10 anni gli albanesi vennero definiti avventori e non abitanti permanenti.
Quest’ultima supposizione trova conferma nella tradizione orale la quale sostiene che in Civita non è mai esistita altra gente all’infuori degli albanesi e che solo da alcuni secoli vi sono penetrati gli italiani per matrimoni contratti, questo è un fenomeno comune a tutti i paesi albanesi.
A Civita la regolamentazione focolare compare nel 1495 quando veniva tassata per 19 fuochi i nostri avi per sottrarsi alla tassazione ricorrevano ad uno stratagemma, all’approssimarsi della primavera periodo della tassazione distruggevano le capanne, non potendo dimostrare così di possedere una casa evitavano il focatico.
Il toponimo attribuito all’etimo Çifti (coppia) o Qifti (aquila) è più verosimilmente derivante dal termine latino Civitas. Vicende alterne portarono Civita in mano dei Sanseverino di Bisignano che in seguito la concessero a Giorgio Paleologo Assan primo signore della stessa.
Di nuovo in possesso dei primi fu venduta prima al barone Campilongo in seguito al barone Tiberio D’Urso. Rivendicata dai serra nel 1657 restò in loro possesso fino al 1811, quando Civita ottiene i suoi demani autonomi che vengono ridefiniti territorialmente dopo l’unità d’Italia.
 
 
LUOGHI DA VISITARE
 
Le Gole del Raganello regalano uno scenario tra i più belli, dov’è possibile praticare canyoning e torrentismo. Hanno inizio a quota 750 mt., nei pressi della sorgente Lamia e terminano dopo aver percorso 13 km nelle vicinanze del Ponte del Diavolo.
Esse rappresentano di sicuro una delle emergenze ambientali più degne di essere visitate, si sviluppano tra montagne che sembrano mettere in atto giochi di equilibrio tra colori immutabili o varianti secondo la tavolozza che madre natura mantiene integra in questo angolo di Calabria. L’ambiente offre uno scenario bellissimo, specie nella parte bassa dove si osserva sia l’azione corrosiva delle acque, che ha inciso stupendi capolavori nella pietra, sia l’azione erosiva che ha creato strapiombi e verticalità. Numerosi sono gli ostacoli da superare, macigni di pietra scivolosi incastrati fra le acque gelide cascatelle e piccoli laghetti, piccole pareti da scavalcare e passaggi più larghi si alternano strettoie quasi buie, rischiarate da una sottile lama di luce, che penetra dall’alto, mentre di tanto in tanto grossi massi incastrati e tronchi d’albero movimentano lo scenario, creando degli scorci di orrida bellezza.
L’ambiente è spettacolare soprattutto la forra del Raganello che richiama nelle sue Gole basse, il ricordo delle bolge dantesche, ma nello stesso tempo offre l’habitat ideale per i grandi rapaci e per piante tipiche ed uniche,così come offre per un verso una galleria di sculture naturali.
La discesa integrale richiede una buona esperienza alpinistica oltre che l’abitudine al torrentismo, la stagione ideale fine estate,durante il percorso si incontrano il Ponte di Pietraponte, la Porta del Canyon, la Forra d’Ilice, la Conca degli Oleandri, la frana ciclopica, il Tunnel dei Colombacci, il Ponte del Diavolo che segna il termine del percorso sotto l’abitato di Civita.
 
 
Il Ponte del Diavolo ad un'unica arcata a dorso d’asino a quota 260 m. sl.m sul Raganello, costituisce un’ardita opera di ingegneria e un ottimo posto di osservazione. Risale al 1500, a causa del punto impervio in cui sorge, e degli scarsi mezzi di cui si disponeva un tempo, alla fantasia popolare dovette apparire impossibile che a costruirlo fosse stato l’uomo per cui se ne attribuì la sua realizzazione al diavolo ed in effetti era pratica diffusa nell’antichità attribuire lo stesso l’edificazione delle cosiddette opere impossibili.
 
Il Parco Nazionale del Pollino è situato tra la Calabria e la Basilicata. E' il più grande e selvaggio parco naturale d'Italia con una estensione di 200.000 ettari di superficie. Comprende più di 50 comuni, di cui quasi la metà è situata in area lucana e il rimanente in area calabrese. Il Pollino costituisce il gruppo montuoso più elevato dell'Appennino meridionale, con un territorio incontaminato capace di offrire al visitatore una varietà di paesaggi da lasciare senza parole. Una caratteristica peculiare del Parco Nazionale del Pollino è rappresentata dalla flora e fauna: nel suo territorio, infatti, sono presenti esemplari floristici, come il pino loricato, e faunistici in via di estinzione come l'aquila reale e il lupo appenninico (canis lupus italicus). Il Parco Nazionale del Pollino calabrese presenta vette anche molto alte tra cui Serra Dolcedorme (2267 metri), Monte Pollino (2248 metri) e Serra del Prete (2180 metri).
 
La Chiesa di Santa Maria Assunta, la cui costruzione risale alla metà del 1600, è situata nella piazza del paese. Inizialmente fu chiamata Chiesa Nuova in quanto prima della sua costruzione i fedeli praticavano il culto nelle numerose cappelle presenti nel paese. La chiesa ha un’architettura di tipo basilicale con decorazioni interne di stile tardo barocco. Probabilmente costruita su resti di mura preesistenti, doveva in origine essere ad una sola navata. Sulla parete di fronte all’ingresso si trova un piccolo mosaico della Vergine Odigitria racchiuso in un medaglione risalente ai primi del XX secolo. Nell'abside un tempo vi era un altare barocco, mentre, attualmente, sul transetto si affacciano due amboni utilizzati l'uno come pulpito e l'altro come contenitore per l'organo settecentesco. Alle spalle dell'abside si erge la torre campanaria a pianta quadrata, su di essa sono collocate tre campane ed un orologio meccanico del 1896. Fake Rolex