lunedì, 18 agosto 2025

LA STORIA

La pietra dei bellissimi portali del centro storico, i ruderi antichi, la montagna con le sue antiche leggende segnano il percorso ultramillenario dell’insediamento.
San Potito (alt. M. 230), che dal 1862 ha aggiunto il toponimo Sannitico per ricordare la stretta connotazione con il Sannio storico, è posto alle pendici dei monti del Matese nel versante della Provincia di Caserta. Il sito venne abitato sin dall’antichità in quanto a ridosso sia dei percorsi pedemontani di collegamento con gli altri centri sannitici che di attraversamento del massiccio matesino per l’accesso alle pianure pugliesi. Diverse e notevoli le emergenze archeologiche romane allorquando il territorio, facente parte del municipium di Allifae, era costellato di ville e ricercate abitazioni in virtù della posizione favorevolissima.
Gianfrancesco Trutta – canonico e storico del ‘700 – nel suo Dissertazioni Istoriche loda la collina delle Torelle come una delle più belle delle contrade Alifane individuando, proprio nei ruderi di una grande villa romana ivi posta, le antiche Terme di Ercole, distrutte da un terremoto e successivamente ricostruite da Fabio Massimo rettore della provincia romana.
Gli innumerevoli reperti fittili e di terracotta, già riversati negli anni al Museo Civico di Piedimonte Matese, testimoniano della rilevanza del sito. L’influenza Longobarda, Normanna, Bizantina (era stretto il collegamento con la Puglia dove svernavano grosse greggi) e Spagnola ha contribuito – come per la maggior parte dei centri dell’ antico Regno di Napoli – a innestare diversi elementi culturali e linguistici ancora oggi presenti nella toponomastica, nella tradizione religiosa e negli usi quotidiani. Per secoli i sanpotitesi hanno saputo trarre dalla montagna – che costituisce la maggior parte del territorio comunale – e dalla coltivazione dei terreni della pianura alifana sostegno e occasione di sviluppo.
Alla metà del Settecento l’Università sanpotitese otteneva finalmente – in concomitanza con lo sviluppo dell’abitato, che andava arricchendosi di palazzi dalle importanti finiture esteriori, e dal progredire delle attività agricole ed artigianali – la separazione da Piedimonte. Passo successivo fu l’attribuzione di una quota del demanio montagnoso matesino, posseduto sino ad inizio Ottocento in promiscuità con i Comuni vicini. Le vicende storiche del napoletano hanno interessato e coinvolto anche la nostra comunità; così il processo di unificazione suscitò la reazione di legittimisti borbonici, braccianti disillusi e comuni delinquenti scatenando quel fenomeno comunemente conosciuto come brigantaggio.
La comunità ha pagato un prezzo pesante prima a causa delle violenze – molto noto l’assalto brigantesco del 25 luglio 1865 con l’uccisione del Sindaco e di Don Enrico Sanillo eminente personaggio locale – e, successivamente con la forte emigrazione di tanti sanpotitesi. 
 
LUOGHI DA VISITARE
 
Oltre ai ruderi delle famose Terme di Ercole (impianto ternario di epoca romana) poste sulla collina delle Torelle, distrutte da un terremoto e ricostruite da Fabio Massimo, rettore della provincia del Sannio, come riportato dall’iscrizione descritta da Gianfrancesco Trutta nelle proprie Dissertazioni Istoriche delle Antichità Alifane, è possibile oggi osservare la Chiesa Parrocchiale dedicata a Santa Caterina e San Potito Martire il cui impianto primitivo risale al X secolo. Adiacente alla Piazza della Vittoria, ove è situato il Municipio e il Monumento ai caduti, è posta la Chiesa dell’Ascensione, di giuspatronato comunale e realizzata nella metà del Seicento. Nel centro storico molti sono i palazzi settecenteschi che presentano importanti portali di pietra e resti di intonaci lavorati. Nel quartiere Formose sorge il palazzo Filangieri di Candida Gonzaga, costruito nel Settecento e ampliati nell’Ottocento. Il palazzo è stato certamente edificato sulla struttura di una villa romana di cui si conservano i cunicoli degli acquedotti che, fino a non molto tempo addietro, alimentavano vasche e fontane ancora visibili nel giardino. Il Palazzo è stato dichiarato monumento d’interesse storico – artistico con decreto ministeriale del 1993. La sua architettura e struttura ricorda lo stile della Reggia di Caserta (naturalmente in misura ridotta).